
Voglio fare una premessa: ad avercene di dischi così! Qualunque fosse stato il nome del gruppo autore di Systematic Chaos avremmo tutti dichiarato il nostro amore per un simile lavoro ed avremmo lodato la tecnica superlativa dei singoli elementi i quali si amalgamano perfettemente in un ascolto dove prevale la bravura di un GRUPPO.... il quale, per loro croce e delizia, si chiama Dream Theater... cosa significa questo? Semplicemente, con una metafora, che non può fare più buio che a mezzanotte... spiegandomi meglio: non si può più stupire nessuno dopo un album mastodontico e superlativo come Scens From A Memory (seguirà post relativo...). Dopo aver assodato negli anni le straordinarie capacità tecniche di ciascun elemento, la band è riuscita a sfornare nel 1999 il Capolavoro che tutti i gruppi musicali sognano: perfetto stilisticamente, sontuoso tecnicamente, ricco di nuove e personalissime sonorità, a tratti strappalacrime a tratti duri e metal... come se non bastasse, si trattava di un concept con un testo che inizia col primo brano e finisce con l’ultimo... un continuum di emozioni e virtuosismi mai stucchevoli... ripeto: semplicemente PERFETTO. I detrattori (che poi sono sempre coloro che si dicono Piu’ Grandi Fans!) dei Dream Theater riuscirono a trovare pecche anche in quest’album trovandolo spesso sdolcinato, ma sono poi gli stessi che si lamentano dell’eccessiva sperimentazione di Six Degree Of Inner Turbolence... personalmente credo che nel caso dei Dream Theater sia più che mai vero che grandi aspettative portano quasi sempre a grandi delusioni... e loro di aspettative ne creano in quantità industriali essendosi ormai affermati nell’olimpo del rock in qualità di gruppo più tecnico del Progressive moderno.
Tornando a Systematic Chaos, ritengo sia un disco bello, non un capolavoro, ma di certo godibile, pur con alcune cadute di stile e di tono... ma possibilmente lì dove io trovo un momento meno avvincente, altri potranno trovare i punti migliori... un gusto “per tutti i gusti”, che poi rappresenta a mio parere proprio il difetto principale, nonostante renda obiettivamente l’ascolto vario e poco ripetivo... eppure mi pare di scorgere troppo spesso la voglia matta di riuscire a piacere a tutti, cosa che a volte riesce a risultarmi fastidiosa.
Le annotazioni che sento di fare brano per brano sono queste:
In The Presence Of Enemies Part 1: Inizio molto promettente: 5 minuti di pura musica che da soli meritano l’esistenza del brano... quando inizia il cantato mi annoio un po’, ma forse è solo perchè quell’intro genera... grandi aspettative!
Forsaken: melodia molto orecchiabile, forse troppo: potrebbe essere anche un brano degli Evanescence... e non solo in senso negativo...
Constant Motion: sottotitolo: “ma quanto ci piacciono i Metallica... ma proprio tanto tanto, eh! Davvero davvero!”. Nota personale: ma perchè permettono a Portnoy di cantare?
The Dark Eternal Night: questo è quello che personalmente mi aspetto dai Dream Theater... melodie orecchiabili ma non “mielose” alternate a disotorsioni delle voci di forte impatto, incedere decisamente progressive sul finale... decisamente i migliori Dream Theater di oggi.
Repentance: brano “tranquillo”, con atmosfere che ricordano i Pink Floyd, un po’ come The Spirit Carries On, che secondo me vorrebbero un po’ ricalcare con questo brano che resta comunque piacevole, se non addirittura necessario per il respiro complessivo dell’album conferendo 10 minuti di relax all’ascoltatore.
Prophets Of War: sottotitolo: “ma quanto ci piacciono i Muse... ma proprio tanto tanto, eh! Davvero davvero!”. Sia chiaro, non mi disturba più di tanto che facciano brani del genere... però quando un sound è così spiccatamente simile a quello molto personale di un altro gruppo non puoi fare davvero a meno di notarlo... e sono addirittura certo che non sia assolutamente nelle intenzioni del gruppo nasconderlo, anzi! Brano riempitivo? Forse.
The Ministry Of Lost Souls: inizio folgorante, orchestrale ed epico per quello che è il brano più “cocktail” del disco... sembra esserci un po’ di tutto, dal pop al rock melodico a quello duro al progressive... a tratti mi sembra di scovare pure la tarantella... insomma, si ha l’impressione di passare attraverso una miscellania di Cranberries, Muse, Metallica e Dream Theater (sì, anche loro!)... eppure il risultato lo trovo gradevole, i generi “mescolati” non cozzano affatto tra loro, anzi... forse il brano portante del disco insieme a The Dark Eternal Night... la faccia bianca e quella nera dello stesso disco...
In The Presence Of Enemies Part 2: la prima cosa che mi viene da dire è: Shine On You Crazy Diamond Part II non si può ripetere! Il brano non è per nulla brutto, strumentalmente è addirittura sontuoso... ma non bastava fare un unico In The Presence Of Enemies senza dividerlo in due parti tagliando invece qualcosa da quest’ultimo brano, magari le cose che inutilmente ci ricordano quanto siano bravi i singoli strumentisti? Lo sappiamo, cari Dream Theater, credeteci che ormai lo sappiamo: i virtuosismi fini a se stessi potete anche lasciarli a coloro che ancora hanno parecchio da dimostrare...
Ermete